9 Dicembre 2021

“Monumento ai caduti di Casertavecchia”, tra storia e Mito, ecco perchè esiste

"Monumento ai caduti di Casertavecchia", tra storia e Mito, ecco perchè esiste

Monumento ai caduti Caserta

Casertavecchia (frazione di Caserta) è un borgo medievale che sorge alle pendici dei monti Tifatini a 401 metri di altitudine e a 10 km di distanza da Caserta (in direzione nord-est), benché la distanza in linea d’aria sia di soli 4 km. In epoca medievale costituì il centro di Caserta; dal 1960 è tra i monumenti nazionali italiani.

Le origini di Casertavecchia sono ancora incerte, ma secondo alcune informazioni estrapolate da uno scritto del monaco benedettino Erchemperto, Historia Langobardorum Beneventanorum già nell’anno 861 d.C. esisteva un nucleo urbano denominato Casa Hirta (dal latino: “villaggio posto in alto”). Il borgo ha subìto nel corso della storia varie dominazioni.

Originariamente è un dominio longobardo: Landolfo di Capua alla morte di suo padre, il conte Landone, s’impossessa della città; ma lo zio, Pandone il Rapace riesce ad agguantarlo, dopo l’863 Casertavecchia fu occupata dal figlio del Rapace, Landolfo. Ma solo nell’879 con l’altro figlio del Rapace, Pandolfo, comincia la serie dei conti di Caserta. A seguito delle incursioni saracene e alle devastazioni delle città della pianura, gli abitanti e il clero delle zone circostanti, in particolare quelli della scomparsa città di Calatia, trovarono in Casertavecchia, protetta dalle montagne, un rifugio sicuro.

Caserta monumento ai caduti

Nel 1062 ebbe inizio la dominazione normanna che portò il paese al massimo livello di splendore con la costruzione dell’attuale duomo, consacrato al culto di San Michele Arcangelo. Con alterne vicende il borgo passò sotto la dominazione sveva con Riccardo di Lauro (1232-1266), il quale accrebbe l’importanza del borgo anche da punto di vista politico.

Nel 1442 il borgo passò sotto la dominazione aragonese, iniziando così la sua lunga e progressiva decadenza: a Casertavecchia restarono solo il vescovo e il seminario. Con l’avvento dei Borbone e la costruzione della Reggia, Caserta diventa il nuovo centro di ogni attività a scapito di Casertavecchia, alla quale, nel 1842, viene tolto il vescovado, anch’esso trasferito a Caserta. Nel 1960 l’insediamento di Casertavecchia è stato inserito nella lista dei monumenti nazionali italiani[1]. Da allora il borgo ha conosciuto un progressivo ritorno di interesse, legato principalmente al turismo.

Monumento ai caduti Caserta wikipedia

Il borgo di Casertavecchia è meta di interesse turistico per via del Duomo, del campanile, dei resti del castello e delle strade dell’intero borgo che ricordano lo splendore di un tempo che fu. Il notevole panorama fruibile in molti punti del borgo, la frescura estiva e i numerosi locali e pizzerie fanno sì che spesso gli abitanti dei dintorni vadano a trascorrere il sabato sera nelle vie del borgo. Molte sono le manifestazioni folkloristiche, che si svolgono annualmente a Casertavecchia e nei Borghi limitrofi di Casola, Pozzovetere e Sommana che hanno contribuito alla rivalutazione del territorio.

Il Monumento ai Caduti fu ultimato nel 1935 ed inaugurato all’inizio del 1936. Alla cerimonia presenziò il Principe di Piemonte, Umberto di Savoia, e altri personaggi di spicco della politica locale e nazionale.
L’intero arco è realizzato in marmo scandito ai lati da paraste e decorato, nella parte interna, con un motivo a cassettoni collocati in una griglia in bronzo. Alla base della struttura, sul lato destro, spicca un rilievo bronzeo che raffigura una torcia sullo sfondo di armi incrociate.Ma la figura che più colpisce l’occhio dello spettatore è sicuramente quella collocata sulla sommità dell’arco. Si tratta di un gruppo scultoreo, di matrice ottocentesca, interamente in bronzo raffigurante una donna alata intenta a sorreggere un soldato ferito. D’effetto è lo scambio di sguardi tra le due figure, capace di trasmettere un senso di forza e di dolore per l’imminente destino del combattente. Autore di tale opera è Tomai Ennio, scultore originario dell’Aquila, ma cresciuto e formatosi a Napoli.